domenica 31 agosto 2025
L’incontro sospeso
Tutto cominciò da un errore: un messaggio inviato per sbaglio su WhatsApp. Non pensavo mi avrebbe risposto, e invece accadde. Alessandra Mastronardi non solo scrisse indietro, ma decise di venire da me.
Quando la vidi, il cuore mi si fermò. Era dolce, tenera, con un sorriso che scioglieva ogni peso. Portava con sé un segreto luminoso: era incinta, e in lei c’era il mistero di una vita che stava nascendo, promessa di un futuro che ancora non conoscevo.
Volevo scrivere quel sogno, volevo fermarlo, ma mi accorsi che stavo ancora dormendo. Ero intrappolato in quella realtà sospesa, dove ogni gesto era eco e risonanza di un mondo che non finiva mai.
Poi, sul telefono, giunse un messaggio inquietante. Una voce anonima parlava di un prete, di cose orribili. L’email che lo conteneva era censurata, i numeri invisibili, come se il male tentasse di comunicare ma senza mai rivelarsi del tutto. Lessi quelle parole con disagio, eppure non riuscivo a distogliermi da lei.
Mi alzai, cercando rifugio nel bagno. Ma lì scoprii qualcosa di ancora più assurdo: l’acqua non c’era più. Il wc era muto, senza scarico. La vasca vuota, senza rubinetto. Era come se i miei sentimenti, le mie paure, non potessero fluire, come se tutto dentro di me fosse trattenuto, imprigionato.
Aprii la porta per uscire, e mi trovai davanti un’ombra. Un uomo grosso e cieco mi sbarrava la strada. Non poteva vedermi, eppure la sua presenza mi opprimeva. Era come un guardiano oscuro, simbolo delle mie paure: imponente, ma privo di occhi.
Tornai indietro, cercando sollievo. Alessandra era lì, calma, con quello sguardo che cancellava ogni peso. Guardai l’orologio: segnava le 19. Poi, in un battito, diventavano le 20. Poi un’ora che non esisteva. Il tempo si piegava, scivolava via come sabbia, e io mi sentivo al sicuro perché non volevo alzarmi, non volevo tornare ai doveri del mondo reale.
Fu allora che arrivò un’altra voce, quella del suo fidanzato. Era lontano, in un paese straniero. Disse che per raggiungerla ci sarebbero volute sei ore, e che il costo sarebbe stato troppo alto. Non sarebbe venuto.
Quelle parole caddero come una benedizione segreta. Il destino aveva deciso: il suo compagno restava lontano, e accanto a me rimaneva solo lei.
Così restammo insieme, sospesi tra il tempo che non esisteva e l’acqua che non scorreva. Tra la vita che nasceva nel suo grembo e l’ombra cieca che mi inseguiva.
Il mondo fuori non aveva più voce. C’eravamo solo io e lei, nel cuore del sogno.
Ed io compresi che i sogni sanno scegliere per noi: ci mostrano le paure che ci sbarrano la strada, i silenzi che ci bloccano, ma anche la dolcezza che ci salva e ci fa sentire vivi.
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